Per quanto possa apparire di parte, trovo che il fotografo di matrimonio non goda nella percezione collettiva della considerazione che merita.
Colpa forse di un certo tipo di fotografie che conosciamo tutti, quelle colme di cliché e di dubbio gusto, pre formattate e pre cotte, tutte uguali 'basta cambiare le facce dei protagonisti'. Fotografie che denotano scarsa ispirazione del fotografo (nel migliore dei casi) e la cui utilità non va oltre il testimoniare che effettivamente il matrimonio c'è stato, che il rito si è compiuto. Le fotografie che tutti speriamo di schivare al primo invito a cena dai neo sposi e che invece, quando arrivano, ci danno un buon motivo per salutare e chiudere la serata quanto prima.
In verità, un suo perché storico, antropologico, questo tipo di fotografia di matrimonio ce l'ha anche. Deriva dalla consuetudine antica, o necessità, di attestare con un simbolismo l'avvenuta celebrazione delle nozze, per suggellare la compiutezza del gesto sociale degli sposi. Alla pari dello scambio degli anelli, del lancio del riso, del banchetto per gli invitati. Pochi mesi fa alla convention annuale dell'associazione nazionale fotografi matrimonialisti (ANFM), di cui faccio parte, ho assistito ad una tavola rotonda molto interessante in cui si discuteva della genesi e dell'attualità della fotografia di matrimonio nel nostro paese. Tra gli altri, era presente il giornalista di Repubblica Michele Smargiassi, che ha poi ripreso i temi discussi in un interessante articolo sul suo blog, che vi invito a leggere. E nel caso, leggete anche i commenti a seguire (ne troverete anche uno mio, tra quelli di altri colleghi).
Il tema dibattuto in realtà era provocatorio, perché si andava a chiedere ad una platea di fotografi matrimonialisti professionisti che tipo di ruolo giochi la loro professione nel matrimonio di oggi e, soprattutto, che valore venga attribuito alla fotografia di matrimonio in quest'epoca. Nell'epoca degli smartphone, di Facebook e Instagram, dove il matrimonio è un evento stra-sociale. Dove non si fa in tempo a finire la giornata che le foto degli sposi, quelle per le quali una volta si attendeva settimane e con ansia il fotografo 'ufficiale', escono e fanno il giro del mondo due volte. Vero, si tratta delle fotine degli invitati, non di foto professionali, ma la funzione sociale, nel senso più schietto del termine, queste foto la svolgono benissimo. Attestano in tempo reale l'evento, lo rendono pubblico, lo estendono oltre la cerchia dei partecipanti, certificano l'attenzione di chi segue col pollice del 'mi piace' e raccolgono gli auguri vicini e lontani rendendo l'evento globale, nel suo piccolo o grande che sia.
Che spazio c'è per il fotografo di matrimonio in questo contesto?
Se alla fotografia di matrimonio si riconosce solamente il puro ruolo sociale, se le foto di matrimonio sono semplici attestati di un avvenuto rito, se sono una consuetudine, una tradizione, se si fanno per conformismo allora la risposta è: nessuno spazio. Il fotografo di matrimonio non ha senso di esistere. In questo caso, qualsiasi foto va bene, le fotine dei cellulari degli ospiti vanno bene, il fotografo generico da cliché va bene, quello che produce immagini di scarso gusto, che segnano in negativo l'intero genere nella percezione collettiva va bene, purché sia economico. Ovvio.
Chi salverà allora il fotografo di matrimonio? Poverino, letta così sembra destinato all'estinzione e messo peggio del rinoceronte di Sumatra o dell'ibis eremita.
Io penso che saranno gli sposi stessi a salvare il fotografo di matrimonio.
Gli sposi che troveranno nelle foto del proprio matrimonio un valore importante, imprescindibile. Un valore che va oltre l'appagamento immediato delle foto sui social network. Un valore che richiede una qualità innata dell'immagine (e quindi delle capacità professionali), ma non solo...
Riprendo il sopracitato articolo di Smargiassi che parafrasava la posizione di noi fotografi:
"la qualità ci salverà (corollario più aspro: sopravviveranno i migliori). [...] gli sposi sceglieranno la qualità, non affideranno i loro ricordi alle brutte fotine di Facebook. Non ne sono del tutto convinto. Se quel che ho cercato di dire è vero, avrete capito che la bellezza delle immagini di matrimonio non è il cuore della loro ragione di esistenza".
Ecco, Smargiassi ha ragione quando sostiene che la bellezza delle immagini di matrimonio non è il cuore della loro ragione di esistenza. Un'immagina bella di per se ha un valore importante, ma non sufficiente. Non condivido però la continuazione del suo ragionamento:
"Se le 'brutte' foto dei cellulari riusciranno comunque ad appropriarsi della funzione simbolica di iscrizione sociale del matrimonio, avranno comunque vinto".
Non credo, almeno per quei casi, in cui gli sposi percepiscono che il valore delle loro foto trascende sia l'aspetto sociale, che l'aspetto estetico.
Il valore imprescindibile che le foto di un matrimonio rappresentano per gli sposi è quello del ricordo emozionale.
Una fotografia ha un potere evocativo unico e, quando creata ad arte, ha la capacità di trasmettere le emozioni dei soggetti (e del fotografo) a chi la guarda. Le fotografie di un matrimonio, quelle che fermano i momenti reali della giornata, quelle che raccontano la storia vera dei protagonisti, rappresentano per gli sposi l'opportunità di avere una porta, attraverso cui accedere alle loro emozioni di quel giorno, per sempre. La possibilità di rivivere gli attimi, le sfumature, i batticuore che hanno caratterizzato il loro matrimonio, che ne hanno segnato la memoria e che solamente alla memoria sarebbero affidati, se non avessero avuto per loro, quel giorno, un valido fotografo di matrimonio.
Un fotografo in grado di cogliere le emozioni nell'attimo in cui accadono, di vestirle a festa con gusto estetico e tecnica raffinata, e di consegnarle ai propri clienti e alle loro famiglie quali tesori da custodire.
Date retta a me: saranno gli sposi a salvare i fotografi di matrimonio, che però dovranno saper salvare sé stessi. Salvarsi dalla consuetudine, dall'appiattimento del gusto, dalle mode passeggere, dalle scorciatoie facili. Dovranno saper produrre valore tangibile e duraturo per i propri clienti. Dovranno coltivare la propria arte e metterla al servizio degli sposi, essendo nel giorno del matrimonio i loro occhi ma anche, per certi versi, il loro cuore.
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Perché il Fotografo di Matrimonio?
1 luglio 2015
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