Marina e Gianni | Matrimonio al Grand Hotel Arenzano, Genova
20 settembre 2012
Quel mattino lo svegliò il silenzio.
Penso sia uno dei migliori inizi mai scritti. Infatti l'ha scritto Italo Calvino, non io. Apre un capitolo che racconta della neve caduta in città. Descrive in sei parole quello che a parole non può essere descritto: un evento, uno stato d'animo, una circostanza speciale in un atto banale, quotidiano, come lo svegliarsi. E come questa circostanza speciale cambi i connotati alla realtà ordinaria.
Attiva nel lettore la dimensione del ricordo personale. Molto più di quello che descrive, evoca. Provoca. E' un catalizzatore della potente chimica dei sentimenti. Bastano sei parole per assorbirci nella storia, ovunque fossimo con la testa. Sono sei parole che tirano fuori del nostro ben di più di quanto ci mettano del loro. Accendono l'emisfero destro del nostro cervello, a cui spesso ed inconsapevolmente concediamo sonni profondi. Letargici.
Abbiamo la capacità di essere sottili, di godere delle sfumature delle cose. Viviamo in un mondo che ci fa credere il contrario.
Funzioniamo con la bellezza, l'armonia. Ce ne basta poca. Basta che sia quella giusta, che tocchi le nostre corde. Un po' come gli spinaci per Braccio di Ferro, ci moltiplica le forze della ragione e del sentimento. Ci stura i sensi e ci mette in relazione col mondo. Ci rende esseri sociali, fuori da quell'isolamento rattrappito generato dal brutto.
In questo senso la letteratura rende liberi. La musica rende liberi. Le arti visive rendono liberi.
Marina e Gianni ce lo insegnano. Me lo hanno insegnato fin dalla prima mail con cui mi hanno contattato. Me lo hanno ribadito durante tutta la loro giornata. Giornata che io ho visto così….
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